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STX France come Fincantieri
Tutto il mondo è paese. Molte volte ci dicono che siamo noi dei copioni, ma guarda caso poi scopriamo che sono gli altri a copiare noi. E ecco quindi, che i lavoratori della Fincantieri vengono copiati dai lavoratori della STX France, che sono al loro terzo giorno consecutivo di protesta con relativo blocco dell’accesso al cantiere. Al centro della controversia il problema della cassa integrazione, dello spettro dei licenziamenti, delle difficoltà della società nel rinegoziare gli accordi tra management e sindacati. STX sta disperatamente tentando di firmare nuovi contratti per riempire grosso buco nero che si sta formando, il quale non è colmabile con le sole commesse ricevute dallo stato francese. Il problema è che le giuste manifestazioni, avvengono in momento che già normalmente e da infarto cardiaco, ovvero le fasi finali della costruzione di una nave. I lavori alla Norwegian Epic, attualmente in completando a Saint-Nazaire, sembrano accusare un leggero ritardo sulla tabella di marcia. La nave all'inizio della prossima settimana dovrebbe svolgere le sue prove in mare, già messe in dubbio, diventano ancora più improbabili dopo il blocco di questi giorni. Tra l’altro la tensione aumenta, quando alcuni sub-appaltatori volevano salire a bordo per ultimare il proprio lavoro, facendo nascere una vivace controversia che a quanto pare è rimasta solo verbale, senza che nessuno sia arrivato alle mani. L’omonimo di Bono, sottolinea che questo atteggiamento più creare “ulteriori rischi al cantiere che deve rispettare i termini di consegna e non può permettersi in questo momento difficile pesanti sanzioni”. In STX, sottolineano che NCL è un grosso e importante cliente. La compagnia americana, che sta spendendo 1,2 miliardi di dollari per la Norwegian Epic, potrebbe effettuare nuovi ordini nel 2011. E proprio in previsione di questa futura prospettiva, ancora una volta il cantiere deve garantire all’armatore la propria affidabilità e professionalità. “NCL e MSC, sono i nostri unici clienti, e per tale ragione, dobbiamo fare in modo che essi rimangano tali, in quanto il cantiere non può permettersi di perderli, tanto più in questo momento di crisi mondiale. Nessun ordine, nessun lavoro per ognuno di noi”. Parole giuste. Senza appalti il cantiere dovrà ridimensionarsi o chiudere. Ma sono parole, che però devono tenere in considerazione anche la giusta preoccupazione di chi rischia di non avere più un lavoro, e che non può chiudere per fame.
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