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Autorità Portuale punta il dito contro la Louis Majesty

 

Inutile arrabbiarsi. Nulla cambia. Queste cose possono accadere cento volte ma i cavalieri senza cavallo, cavalcano ugualmente. E così media, pseudo esperti e paladini della domenica, macinano sentenze a più non posso. Così se un Comandante approda lo stesso in un porto con il mal tempo, è un pazzo o un eroe della marina che sa bene il suo mestiere, salvo divenire un assassino se sbatte. Ma succede anche, che se non si ferma è solo uno che fa gli interessi della compagnia, ma se è una brutta giornata e si è per giunta in ritardo, diviene una persona saggia, per divenire un assassino se sbatte su una serie di onde. Precisiamo ancora una volta. Chi vi scrive non è un Comandante, ne un ufficiale, ne un dipendente, ne tanto meno un armatore. Anzi! L'esatto contrario. E prima di continuare la disamina delle ultime notizie, ci tengo a precisare che Le Signore dei Mari.it è dalla parte delle vittime. Se esiste una responsabilità nella morte dei due passeggeri, come per i tre membri d'equipaggio della Costa Europa, deve pagare! Precisato questo, torniamo ad analizzare ciò che appare nei quotidiani e viene detto da chi è più o meno coinvolto. L'Autorità portuale di Barcellona, conferma che il tempo non era buono per attraccare in porto, che vi erano forti ritardi nelle operazioni che venivano effettuate a singhiozzo, cioè quando il tempo lo permetteva. Tutte quelle navi che dovevano attraccare mercoledì a Barcellona, sono attraccate regolarmente dopo aver aspettato anche ore in rada.

 

Secondo le testimonianze dei passeggeri, la Louis Majesty ha aspettato un ora e mezza prima di riprendere il mare con direzione Genova. Quindi c'è da domandarsi. Perché una nave da crociera che ha dei tempi ben precisi, non è stata fatta entrare prima? E vero che esiste una scaletta, ma che può essere variata dall'Autorità secondo le necessità che si presentano. Quindi come può dichiarare l'Autorità di Barcellona che “potevamo solo accogliere la nave se avessero deciso di attraccare, come da programma, a Barcellona”, se, sempre se sia così, il Comandate dopo l'ennesima richiesta di attraccare alle 10,30, annuncia ai passeggeri di essere stata ignorata la loro richiesta? La Louis Majesty, avrebbe dovuto sostare dalle ore 10,00 alle ore 15,30. Come al solito le navi arrivano un'ora prima circa per poter effettuare le operazioni di attracco e sbrigare le formalità doganali. Dai passeggeri sappiamo che la nave della compagnia cipriota era giunta alle ore 09,00, ed è rimasta in rada sino alle ore 10,30. Aspettare oltre avrebbe comunque significato non poter visitare Barcellona, in quanto era di vitale importanza per arrivare in orario a Genova salpare dal porto catalano in orario, per di più con un così brutto tempo avrebbe potuto ritardare la stessa. Un passeggero francese, racconta che la decisione di proseguire venne accolta positivamente da quasi tutti i passeggeri, visto anche le condizioni di pioggia e freddo che vanno ad aggiungersi ad altri 11 vissuti quasi sempre così. Sarà poi la magistratura spagnola una volta interpellate le parti e ascoltate le registrazione del VDR (la scatola nera delle navi), ha stabilire se quello che viene asserito dalle parti corrisponde alla realtà. Ma allo stato attuale le dichiarazioni dell'Autorità valgono quanto quelle del Comandante fatte ai passeggeri.

Ma sotto i riflettori finisce anche la stessa Louis Majesty. Si perché a chi indaga, pare, non convincano la collocazione delle vetrate del salone Royal Fireworks che affacciano sul ponte della prua, una prua corta. Infatti, secondo gli inquirenti queste risulterebbero troppo vicine alla prua e la Loius rea di aver istallato un salone in quel punto. Ma come, dopo 18 anni di vita, due compagnie precedenti, si accorgono che la Louis Majesty (ex Royal Majesty, ex Norwegian Majesty) ha le vetrate troppo vicine alla prua? Diciamo che forse qualcuno si sarebbe, casomai, dovuto accorgere di questo molto tempo fa, far togliere il salone o ancora meglio far adeguare le vetrate con cristalli multistrato. Si potevano mettere delle protezioni alle vetrate visto la furia del mare? Michael Maratheftis, portavoce della Louis Cruise Lines, ha riferito che “le condizioni meteorologiche non erano gravi al momento dell'incidente. Vi erano venti nord-est di 7/8 nodi. Il problema sono state le tre 'onde anomale' che hanno investito la nave improvvisamente.” Effettivamente della riprese fatte da due passeggeri, uno terzo quello dell'onda che travolge il videoamatore è antecedente e quindi un falso, mostrano un mare molto agitato ma non eccessivamente agitato, chi naviga ne ha visti di ben peggiori. Tra l'altro le testimonianze di chi era a bordo, parlano di mare grosso ma vivibile, e dopo l'impatto con l'onda anomala stesse condizioni che vi erano in precedenza, via via migliorate mentre la nave faceva ritorno a Barcellona. Restano da appurare la velocità della nave e la rotta seguita in base all'epicentro della tempesta. A ciò penserà il VDR. In ultima analisi, secondo una passeggera slovena l'onda assassina, almeno per il passeggero tedesco, è l'ultima che riesce ad entrare all'interno dopo che le due precedenti avevano rotto alcune vetrate e inclinate altre, mentre le ultime rimaste integre si sono piegate alla forza del mare. Lo si vede anche dal video. Alcune persone scappano impaurite verso l'uscita del salone, per poi farne ritorno poco prima dell'onda devastante, quella che coglie impreparati investe le persone scaraventandole a terra, sui tavoli, sedie e divani. La donna è sicura che dopo quell'onda dirompente non ne arrivano altre all'interno del salone. Intanto Michael Maratheftis ci tiene a comunicare che “i feriti presto torneranno a casa, mentre per una donna ci vorrà qualche giorno prima del suo rientro ma non desta preoccupazioni.” Lo stesso portavoce della Louis comunica che la nave effettuerà le riparazioni a Barcellona. Vedremo gli sviluppi della magistratura nelle prossime settimane. Solo un ultima parola di disprezzo nei confronti di chi per protagonismo ha montato falsi video, speso parole inopportune, sulla pelle di chi lavora e di chi non vive più.

 

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